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Pavimenti in legno
Parquet è una parola conosciuta in tutto il mondo perché ha un significato universale, ma la sua origine è davvero singolare. Parquet deriva infatti da "parc", cioè "parco", vocabolo del quale costituiva all'inizio un diminutivo; poi però, come spesso accade, il termine è stato trasferito fino a indicare uno spazio determinato nel quale si tenevano sedute e convegni; anche la sala di Luigi XIV era chiamata "parquet" e siccome il rivestimento in terra era in legno, con il tempo questo vocabolo è arrivato appunto a definire il pavimento in legno o con listelli di legno.

 

E già dal XVII, così come si usa fare oggi anche nel gergo del giornalismo sportivo, il fondo del campo in cui si gioca a pallacanestro è chiamato "parquet". E di "parquet" sotto il profilo virtuale si parla fin da quando l'uomo si rese conto che il legno possedeva indubbie proprietà e qualità per soddisfare i suoi legittimi bisogni, essendo un eccellente isolante termico che mantiene fresco l'ambiente d'estate e caldo durante il periodo invernale.
Il legno come elemento per il rivestimento dei pavimenti è da sempre un fatto di cultura anche in Giappone e inestremo Oriente, con ricorso a materiali di pregio e applicazione di tecniche particolari, che però fino al secolo scorso non erano alla portata di tutti. E proprio nel secolo scorso entrano in scena i parquet tradizionali a maschio e femmina (quelli di oggi), mentre ai legni europei si sono aggiunti quelli africani, sudamericani e del sud-est asiatico. In Italia, il parquet approda fino al XIX secolo in Piemonte, in Lombardia e soprattutto nel nord-est, ossia nei territori che oggi politicamente corrispondono a Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
Durante il periodo fascista, abbandona la dicitura alla francese per essere italianizzato con il termine "tassellato". Prima degli anni '50, imperava il solo prodotto classico "maschio e femmina", che veniva posato sulla sabbia, su magatelli affogati nel sottofondo o su listelli galleggianti: lo spessore era di 17 e 22 millimetri, ma vi era anche quello da 11 millimetri, detto anche "sovrapponibile" e sistemato su vecchi pavimenti di larice o abete. Le specie legnose impiegate erano quelle locali: larice, abete e pino fra le conifere (il cipresso in Appennino); rovere e faggio crudo o vaporizzato fra le latifoglie e altre specie quali frassino, acero, ciliegio, melo e pero.
Negli anni '50, infine, si passa in Italia al lamellare da 8 millimetri, per giungere al completamento delle tipologie attuali, comprendenti anche il "lamparquet" da 10 millimetri, il listoncino da 14 millimetri, l'industriale a lamelle o cubetti e lo stratificato nelle varie forme e spessori.
CLASSIFICAZIONE DEL PARQUET
Sono varie le distinzioni da operare per la pavimentazione con il parquet. Ecco i criteri seguiti:
1. l'essenza, ossia il tipo di legno adoperato (rovere, olivo ecc.);
2. il tipo di posa (a correre, a tolda di nave, a spina di pesce ecc.);
3. la qualità (che tiene conto della fibratura, della sua omogeneità e di caratteristiche quali stonalizzazione e nodi, oppure di difetti quali alburno e fori di insetti), definita dalle normative En;
4. le dimensioni delle liste.
A proposito di dimensioni, questa la relativa classificazione:
1. mosaico o lamellare, dello spessore di 8 millimetri, in liste da centimetri 2 x 10, accostate a formare quadrotte da circa centimetri 10 x 10 pre-incollate su rete o carta, ma si tratta di una tipologia oramai in disuso;
2. industriale, ovvero piccole liste con spessori dai 10 ai 22 centimetri, composti a quadrotte che vengono tenute assieme da un nastro adesivo prima della posa. Un tempo era composto dagli scarti di altre lavorazioni e veniva adoperato in ambito industriale e pubblico, ma oggi è tornato di moda grazie alla sua estetica originale e una produzione più raffinata e costosa;
3. lamparquet avente uno spessore di 10 millimetri, larghezza dai 45-50 ai 75 millimetri e lunghezza da 220 a 300 millimetri;
4. listoncini;
5. listoni, aventi spessore 20-22 millimetri, con larghezze da 90 a 150 millimetri e oltre, lunghezze da 600 a oltre 2 metri, lavorati a maschio e femmina generalmente sui 4 lati.
Ed ecco la classificazione dei listoncini:
1. spessore di 10 millimetri, con larghezza 65-75 millimetri, lunghezza 350-450 millimetri;
2. spessore di 14 millimetri, con larghezza 70-75 millimetri e lunghezza 350-600 millimetri;
3. sui listoncini 10 e 14 millimetri, disponibile la lavorazione maschiata che, aumentando la stabilità della tavola una volta incastrata con le altre a pavimento, consente di ottenere larghezze da 70 a 90 millimetri e lunghezze da 500 e anche 1000 millimetri.
PARQUET PREFINITO
Sul mercato troviamo anche i cosiddetti pavimenti multistrato "prefinti", cioè composti da uno strato superiore in legno nobile, il cui spessore può variabile, a seconda del prodotto, da 6 millimetri a meno di 1 millimetro (detti 'impiallacciati'). Lo spessore si aggira in genere sui 3-5 millimetri: al di sotto dei 2,5 millimetri non è da definire parquet.
Quando lo strato di legno nobile è incollato su un supporto in legno dolce si parla di due strati, che può essere in multistrato (cioè più sfoglie da circa un millimetro di spessore l'una) o lamellare (cioè una sola sfoglia spessa più millimetri). I multistrati in betulla europea rappresentano il top della stabilità (non si creano fessure tra le tavole).
I lamellari eventualmente possono essere controbilanciati incollando una lamina della stessa essenza (in modo da avere un "sandwich" simmetrico) che sarà quella che andrà poi effettivamente posata (in questo caso flottante) sul massetto (prefinito a tre strati). Legni nobili comunemente usati sono: rovere, doussié, wengé, olivo, noce, iroko, teak, merbau, afrormosia, faggio. In quanto pre-finiti in laboratorio (e non in opera) si prestano a finiture particolari quali colorazioni tramite pigmenti, decappature (cioè colorazioni a pigmenti in contrasto tra la fibra e la base del legno), spazzolatura della fibra (la quale conferisce effetto ruvido;è il contrario della levigatura), microbisellatura dei lati della tavola (spigoli smussati e non vivi), piallature a mano, spigoli spaccati sui vari lati della tavola, piano sega (la superficie della tavola presenta seghetteture trasversali rispetto all'andamento della venatura), thermotrattamenti (lasciato essicare per x tempo a x temperatura il legno nobile cambia tono di colore scurendo in tutto lo spessore). Il trattamento finale può essere ad olio o vernice.
PAVIMENTI IN LAMINATO
Per impieghi meno impegnativi ma a maggiore resistenza meccanica (più adatti quindi ad applicazioni commerciali), sono disponibili elementi in materiale sintetico la cui superficie si presenta molto simile al legno sia alla vista che al tatto: sono detti comunemente "pavimenti in laminato"; si compongono in genere da un supporto di spessore di 7-10 millimetri in Hdf (Hight Density Fibreboard) e su cui viene applicata una stampa del materiale da riprodurre e uno strato protettivo ad alta resistenza all'usura. Eventualmente, anche sulla faccia inferiore del pannello viene applicata una carta (carta craft) e strato protettivo per avere, come sopra, un "sandwich" simmetrico e maggiore stabilità (niente imbarcamenti "effetto banana"). La qualità del prodotto è data dallo spessore, da quanta resina viene usata per imbibire il supporto (che comporta maggiore stabilità all'umidità), dalla resistenza dello strato ("overlay") superiore, dalla qualità e ripetitività delle stampe applicate sulla faccia a vista, e da altri effetti estetici che migliorano l'imitazione di un prodotto naturale, tipicamente un parquet. Data l'economicità del materiale e la produzione in grandissima serie, il costo è sensibilmente inferiore a quello dei prodotti in legno.
LA POSA DEL PARQUET
Può essere effettuata in vari modi: galleggiante o flottante, incollata, a tolda di nave, a mosaico, con finitura a fascia e bindello, a cassero regolare e a spina di pesce. L'incollatura ha di fatto soppiantato l'inchiodatura, perché quest'ultima richiede una buona manualità e tavole spesse almeno 22 millimetri, con elevata probabilità di tavole che si muovono provocando quel leggero scricchiolio che è un effetto non certo gradito. I listoni che fino a una ventina di anni fa venivano inchiodati ora sotto sottoposti a essiccazione sottovuoto dal produttore, al fine di conferire ad essi una maggiore stabilità. L'incollatura avviene poi con appositi collanti.
La posa galleggiante o flottante
I vari elementi vengono posati su un piano livellato e su un sottile strato di materiale isolante acustico, incollando gli incastri perimetrali con colla vinilica. Il materiale fonoassorbente crea un contatto uniforme tra parquet galleggiante e piano di posa ed impedisce la formazione di zone a diversa sonorità. Questo tipo di posa è usato di solito per il listone prefinito.
La posa incollata
E' il sistema adoperato per il listoncino o listello, il lamparquet, il mosaico, il listone prefinito. Il lamparquet è in legno massiccio e dopo la posa deve essere levigato, stuccato e verniciato come il listello.
La posa inchiodata
Il listone massiccio è caratterizzato da una lavorazione a maschio e femmina. Gli elementi vengono incastrati tra loro e poi inchiodati. Non può essere posato su un pavimento preesistente e deve essere inchiodato su magatelli di legno immersi in un sottofondo di cemento.
La posa a tolda di nave
Viene definita anche a "cassero irregolare a correre". Si compone di elementi che sono sfalsati l'uno rispetto all'altro. Vengono usati legni di lunghezze diverse. Il disegno che ne risulta non è ripetitivo e si adatta ad ambienti moderni. Per ridurre la vista dei giunti, disporre gli elementi i posizione trasversale rispetto alla fonte di luce, partendo dalla porta.
La posa a mosaico
Per mosaico si intende una geometria premontata a quadrotti di centimetri 24x24 o 30x30, ottenuti accostando 5-6 lamelle in verticale e 5-6 lamelle in orizzontale. La lamella è il formato più piccolo e nel mosaico viene fatta con scarti di legno povero, posati a incollaggio. E' usata soprattutto per i pavimenti delle camere da letto. Un disegno simile al mosaico può essere ottenuto con una geometria di posa con elementi a forma di quadro.
La finitura a fascia e bindello
E' realizzata partendo dal centro e creando una sorta di tappeto, cioè un campo squadrato con geometria a piacere. Si posa una cornice lungo il muro fatta di elementi paralleli l'uno all'altro, cioè il bindello e una fascia lungo il perimetro della zona centrale. E' usata in stanze con pareti irregolari. La posa a cassero regolare e a spina di pesce
Hanno elementi sfalsati l'uno rispetto all'altro, ma in posizione regolare. Sono adatte a case d'epoca con locali irregolari: la posa a spina di pesce tende a restringere visivamente i locali.
LE ESSENZE ADOPERATE PER LA POSA
Trattandosi di superfici sottoposte a calpestio più o meno continuo, in genere vengono adoperati legni duri, ma spesso si opta per quelli teneri, che conferiscono un aspetto più rustico al vano in cui dovranno essere impiantati. Il gusto personale è un elemento determinante, ma è altresì vincolato dalla funzione del locale in cui il parquet viene posato. Per esempio, nei bagni come sui bordi delle piscine e per i mobili da giardino, il tipo più adatto è il "teak", poiché non si modifica ne' con il caldo ne' con l'umidità, mentre in cucina è consigliabile il "padouk", che è più duro. In ambienti dalle dimensioni più piccole è preferibile adoperare formati piccoli, dal momento che la superficie calpestabile è ridotta e che quindi il disegno non si vede. Non si cambiano tipo di posa e specie legnosa, di solito, fra il reparto "giorno" e il reparto "notte" dell'abitazione.
LA FINITURA DEL PARQUET
I parquet prefiniti non necessitano di ulteriori finiture. La finitura a cera è consigliabile per l'aspetto naturale e perché lascia respirare il legno, ma va ripetuta periodicamente ed è molto delicata.
La verniciatura con prodotti poliuretanici impermeabilizza il legno e semplifica la manutenzione. Si possono usare anche vernici all'acqua, satinate o lucide.
La manutenzione del parquet
Il pavimento in legno è resistente all'usura, ma deve essere tenuto pulito in considerazione della finitura usata: verniciatura o inceratura. Se è verniciato va trattato con prodotti protettivi a base di resine in dispersione acquosa autolucidanti o rilucidabili: ogni sei mesi se il pavimento è poco usato, ogni mese nelle zone di maggior calpestio come soggiorni. La vernice poliuretanica ha maggiore resistenza all'abrasione.
Se la finitura è a cera, gli interventi di lucidatura debbono essere effettuati con cere liquide, settimanali o mensili e le pulizie quotidiane con aspirapolvere o panni inumiditi in acqua (non calda) e detersivo non schiumoso.
In situazioni straordinarie si ricorre alla rilamatura, ossia alla rilevigatura integrale che si effettua dopo 10-15 anni.
Il parquet in legno massiccio sopporta l'intervento 7-8 volte, quello prefinito 2-3 volte; la stuccatura si esegue con resine e polvere di legno e serve per porre un rimedio alle varie fessurazioni che si sono prodotte col tempo.
La carteggiatura si rende sempre necessaria.
La riverniciatura è l'ultima operazione e a volte basta solo questa nei casi di piccoli graffi che non intaccano direttamente il legno.

 

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